giovedì 12 gennaio 2012

L'Europa ci ha preso in giro: torniamo alla Lira

Le menzogne di Bruxelles su euro e crisi stanno venendo a galla. 

Ora la commedia è finita

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Tema sociale: No alla Droga
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La sola frase davvero importante della predica di Monti era stato giorni fà il suo richiamo alla Frau Merkel, da genero discreto, perché si aumentasse il fondo "salva Stati". 

Tradotto da quel tono di chi proprio non vorrebbe disturbare eppure deve, intenderei che questo richiamo significa che l’enorme mole di debito italiano in scadenza altrimenti nel 2012 non si rimedia.

Nell’intento di dire tutto dicendo però niente, Monti certo mai l’ammetterebbe. 

Eppure la non discesa dei rendimenti a lunga conferma, temo, questa mia versione. 

L’espediente che la Merkel ha concesso al talento di Draghi, per cui le banche lucrando sugli interessi comprino titoli di stato, infatti non basta. 

E i nostri titoli dovranno pertanto prima o poi essere tolti dal mercato col fondo "salva Stati", che per farlo dovrebbe rimpinguarsi, e la nostra economia restare esangue. 

Insomma si conferma il cupo sentire che la verbosa flemma di Monti ha lasciato nelle persone miti, che di parole ne usano poche. 

Dovremmo farci impiccare come la Grecia, mentre la sola salvezza, improbabile, sarebbe che tedeschi e compagni comprassero i nostri titoli in misura spropositata. 

E il tutto per restare con una moneta che non serve e non è servita a quanto Prodi, Ciampi, e gli altri geni che l’hanno voluta, ci avevano promesso. 

Che è poi quanto chiunque inizia a capire. 

L’euro ormai ci protegge come la lira; e l’Europa finora pare poterci aiutare quanto poté nel 1992, ossia ben poco; e però non ci concede di tornare alla crescita, come permise la svalutazione nel 1995.

Insomma mentre una congrega di mandarini inetti da Bruxelles ci tormenta, e la Germania a ragione non vuole pagare i nostri debiti, in euro o lire, un governo “prodiano” però insiste in una idea dell’euro smentita dagli eventi. 

Del resto che fa il governo se non remare contro corrente verso il passato, il 1992, e quella difesa di una parità col marco nociva? 

Monti ritenta l’impresa riuscita tassando a Ciampi, ma senza più i tassi reali decrescenti donati da Greenspan, ora svaniti. 

Ecco il brogliaccio della commedia dell’euro ancora in recita a Palazzo Chigi. 

Ma non sarebbe meglio allora toglierla noi dal mercato l’enormità di titoli da collocare nel 2012? 

Allungandone per esempio la scadenza, usando il sostegno del Fmi per riuscire in questa complicata operazione, invece di sprecarlo?

La fabbrica di convenzioni europeiste, che è da molti anni la stampa in Italia, certo farà una smorfia solo a sentirla questa domanda. 

E però si dovrebbe non dico rispondere di sì, ma almeno iniziare a considerarla lecita. 

E poi chiedersi se non sia consigliabile tornare a monete diverse dall’euro. 

Infatti Draghi che soccorre le banche e i titoli statali, fa certo quanto la Frau Merkel gli ha concesso. 

Ma, come mostrano ancora questi giorni, ecco indebolirsi l’euro sul dollaro. 

Dunque l’espediente della Bce, se insistito, implica inflazione, che se diventa tanta sarebbe la salvezza per noi. 

Ma non per la Germania. 

E questo paradosso non rende esso pure lecito chiedersi se non sarebbe meglio svalutare una moneta per decisione nostra? 

Dunque tornare ad averne una o più, come la lira, invece di voler piegare alla svalutazione la Germania che non ne abbisogna?


Dovremmo evitare di chiedercelo, perché i vari Prodi e Monti, il loro euro, al quale tutti i fatti stanno dando torto, devono proseguire a far finta di aver avuto ragione? 


Perché si mettano in posa di incompresi salvatori dell’Europa e del mondo. 

A febbraio la situazione ha buone probabilità di precipitare. 

E prima d’allora occorrerebbe smetterla di incensare un governo prodiano negli intenti e nei nomi. 

Qualcuno dovrà fare prima o poi il conto delle menzogne insegnate in questi anni sull’euro, e dedurne magari che alla fine consolidare il debito è la loro conseguenza inevitabile. 

Anche perché l'Italia non è affatto nazione di generi accondiscendenti. 

Anzi il sogno in cui si esercita la maggioranza, è semmai quello di sopprimere, con gesto indolore, la propria suocera. 


Sarebbe già molto iniziare a ammetterlo, e pure di ciò intanto iniziare, almeno, a discutere.







Webmaster Emanuele Cosentino

Paga netta: 14mila euro più trasporti e telefono... E gli onorevoli piangono!

I politici italiani hanno la busta più gonfia d'Europa: guadagnano il doppio dei colleghi tedeschi e inglesi, senza parlare dei benefit.

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Abbiamo la casta più cara d’Europa. 

A dimostrarlo può bastare la sola voce dell’indennità, che in Italia arriva a 140 mila euro lordi l’anno per ogni parlamentare, ovvero 11.275 euro lordi mensili per i deputati e 12.000 euro per i senatori. 

Contro i 91.764 euro dei parlamentari tedeschi, gli 85.202 dei francesi e 76.913 degli inglesi. 

Insomma, una bella cifra. 

Corredata anche dal fatto di avere un numero di parlamentari più alto: 945 contro i 925 della Francia, i 691 della Germania, i 650 del Regno Unito, i 558 della Spagna e i 179 della Danimarca.

Ma la busta paga dei parlamentari non è composta solo dalle indennità. 

I deputati dispongono anche della diaria, ovvero una sorta di rimborso spese per il soggiorno a Roma pari a 3.503 euro mensili, somma che viene decurtata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza dalle sedute dell’Assemblea (è considerato presente chi partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni). 

A questo si aggiunge un altro rimborso forfettario per la gestione del rapporto con gli elettori pari a 3.690 euro, erogati tramite il gruppo parlamentare di appartenenza. 

I deputati, poi, oltre a viaggiare gratis su tutti i mezzi di trasporto in tutta Italia (treni, aerei, pedaggi autostradali, traghetti), godono anche di un altro rimborso pari a 3.323 euro a trimestre per i trasferimenti da e per l’aeroporto più vicino al luogo di residenza e da Fiumicino al centro di Roma (se poi deve fare più di cento chilometri per prendere l’aereo, allora la cifra arriva a 3.995 euro). 

Infine, visto che Montecitorio non fornisce telefoni cellulari, ai deputati vengono elargiti 3.098 euro l’anno per le spese telefoniche.

Passando ai senatori, oltre all’indennità, anche qui è presente la diaria, pari a 3.500 euro mensili. 
Anche qui c’è un contributo per l’attività di senatore pari a 4.180 euro al mese (1680 direttamente al parlamentare, 2.500 al gruppo di appartenenza)

Infine, gli inquilini di Palazzo Madama percepiscono un rimborso forfettario mensile di 1.650 euro per spese di viaggio e telefoniche.  








Webmaster Emanuele Cosentino

venerdì 30 dicembre 2011

Buon Anno 2012

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Nel 2012 non accetterò di essere condizionato dall’odio, se non avrò da mangiare non mangerò, se non avrò una casa starò al freddo, ma non accetterò che qualcuno non abbia da mangiare e soffra il freddo.


La redazione di emanuelcosentino.blogspot.com, augura a tutti i suoi carissimi lettori ed alle loro famiglie sentiti auguri di Buon Anno.

Continuate a seguirci.








Webmaster Emanuele Cosentino

domenica 25 dicembre 2011

Auguri di Buon Natale da emanuelcosentino.blogspot.com




La redazione di 
emanuelcosentino.blogspot.com , augura a tutti i suoi carissimi lettori ed alle loro famiglie sentiti auguri per un Ottimo Natale: anche nel 2011 ci avete manifestato un grande affetto, seguendoci con passione e dimostrandoci un apprezzamento che ci gratifica a livello professionale e soprattutto umano.

Vi ringraziamo di cuore per questo immenso supporto.

Buone feste e continuate a seguirci.










Webmaster Emanuele Cosentino

giovedì 8 dicembre 2011

Con la maxi-stangata di Monti le tasse salgono al 47%

«L’operazione è andata bene, ma il paziente è morto». 


Non vorremo, fra un anno, fosse il commento del professor Monti dopo aver osservato gli effetti collaterali del decreto «Salva-Italia». 


L’obiettivo è di quelli che portano alla santità ma la cura a base di tasse e patrimoniale rischia concretamente di trascinare il Paese in una recessione più aspra di quella attuale e, per via dell’Ici, mettere sulla soglia di povertà più di un milione e mezzo di famiglie. 


La manovra-batosta disegnata dal governo innanzitutto porterà la pressione fiscale al 47% del Pil rispetto al 44% di oggi. 


E i calcoli sono fatti dall’ufficio studi Eutekne che serve anche l’ordine nazionale dei commercialisti. 


Insomma, roba super partes. 


Nonostante Confindustria e le parole di elogio all’operato del salvatore Monti, che la manovra sia recessiva lo dice chiaramente l’Istat. 


Avrebbe fatto risparmiare 19 miliardi di interessi sul debito, grazie al calo dello spread tra Btp e Bund tedesco, ma la manovra «tende ad avere un impatto complessivamente sfavorevole in termini di crescita», ha detto il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, in una audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. 


Per chi poi pensasse che c’è tempo per assorbire la botta dell’Ici, della benzina, della nuova tassa sui rifiuti, della deindicizzazione delle pensioni e pure dell’imposta retroattiva - senza precedenti costituzionali - sui capitali scudati, molto facilmente dovrà ricredersi. 


Probabilmente quando aprirà la busta paga della tredicesima. 


E la troverà spolpata dalle tasse.








Webmaster Emanuele Cosentino

venerdì 16 settembre 2011

Ma per l’onorevole 15mila euro al mese sono “appena sufficienti per vivere”…

“Lo stipendio di un deputato? (15mila euro ndr) appena sufficiente per vivere”.


Lo ha detto Gerardo Bianco, presidente dell’associazione degli ex parlamentari, durante la trasmissione Blog-La versione di Banfi, andata in onda ieri sera in prime time su Rete4.  
Bianco naturalmente si è opposto strenuamente ad ogni  intervento sui vitalizi dicendo che si tratta che “viviamo in uno Stato di diritto” e quelli sono diritti acquisiti. 
La solita storia: i diritti acquisiti dei cittadini si possono sempre toccare, quelli dei parlamentari no. 
Del resto, poveretti, loro hanno appena il “sufficiente per vivere”…
Ricorderei alcune cifre appena sufficienti per vivere:  Vittorio Sgarbi 8455 euro al mese (da quando aveva 54 anni), 
Willer Bordon 9604 euro al mese (dall’età di 59 anni), 
Alfonso Pecoraro Scanio  8836 euro al mese (dall’età di 49 anni), 
Marco Taradash 8455 euro (dall’età di 57 anni), 
Enrico Boselli 7959 euro (dall’età di 51 anni), 
Pietro Folena 8836 euro (dall’età di 50 anni) …. 










venerdì 2 settembre 2011

E la Sicilia assume pure un esperto di rane

Tempi di crisi, tempi di consulenze. 

La festa, anzi il banchetto degli incarichi a pioggia non vuol finire in una Sicilia che non si fa mancare niente. 

Ma proprio niente, perché un lavoro ad hoc non si nega a nessuno e tutti gli argomenti, tutti i temi, tutti i sogni sono oggetto dell’attenzione di una legione di esperti, sovvenzionati dalle inesauribili casse della Regione. 

Ce n’è per tutti i gusti e tutte le sensibilità: dalla scuola di chitarra di Barcellona Pozzo di Gotto al «monitoraggio delle popolazioni siciliane di Rana verde»

Rana nel senso dell’anfibio. 

A leggere l’inchiesta pubblicata dal settimanale del Centro Pio La Torre ASud’Europa si resta basiti: è da anni che si parla di razionalizzazione della spesa pubblica, di sforbiciate alle troppe voci di costo degli enti, che spesso traballano come carrozzoni, di eliminazione dei troppi sprechi, poi l’indagine di un giornale senza peli sulla lingua rivela che siamo alle solite. 

Sia chiaro, di per sé ogni incarico può avere una motivazione nobile ma l’insieme è piuttosto deprimente: sembra di entrare in un suk in cui si piazza di tutto. 

Con criteri che spesso sfuggono. 

Così un tizio, nel cui curriculum brilla l’esperienza maturata come pianista di pianobar e organista per matrimoni, gestirà per un anno l’informazione alla cittadinanza delle zone alluvionate di Giampilieri, in provincia di Messina e, già che c’è, seguirà pure la ripresa economica e sociale del territorio. 

Il tutto per 22 mila euro lordi.

Più modesti i compensi previsti per il docente di chitarra in una scuola di Barcellona Pozzo di Gotto, con un budget di 4800 euro da spalmare su sei mesi, e l’indagine sulla rana verde, confinata nel recinto striminzito di un microfinanziamento del valore di 3mila euro. 

In totale la macchina regionale ha sfornato, solo nel primo semestre 2011, 103 incarichi per un totale di 1 milione e duecentomila euro. 

Le geremiadi della Corte dei conti e i moniti del ninistro Renato Brunetta sono serviti a poco. 

Anzi, a niente. 

Tutti vogliono i loro consulenti, i loro tecnici, i loro esperti. 

Tutti vogliono mostrare la propria grandeur, anche se in formato provinciale e artigianale.

In testa c’è naturalmente la presidenza della regione con 34 incarichi. 

A seguire l’assessorato all’Economia che si avvale anche di due professionisti nati all’estero. 

Tutti utilizzano medici, professori, avvocati e chi più ne ha più ne metta.

I calcoli sono presto fatti: la spesa lorda media per ogni consulenza è di circa 13mila euro, cifra che sale sopra quota 20mila per i lavori commissionati dalla presidenza. 

In tanta abbondanza spicca la parsimonia dell’assessorato all’Ambiente che ha chiamato un solo tecnico.

Ma è l’eccezione che conferma la regola: i tagli di bilancio sono sempre per gli altri, e in Sicilia nessuno si sforza di ridurre il mercato dei «gettoni». 

Come del resto in tante altre zone d’Italia. 

Dove si studia di tutto. 

Ma si dimentica spesso l’essenziale. 

Le consulenze sono come i coriandoli. 

Ce n’è per tutti. 

E di tutti i colori. 

Tranquilli, la mano della pubblica amministrazione è sempre generosa.