venerdì 30 dicembre 2011

Buon Anno 2012

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Nebrodi Web Tv, la Tv della Provincia di Messina

Arte, Cultura e Turismo

Nebrodi Web Tv


Notizie da: S.Agata Militello

Notizie da: Capo d'Orlando

Notizie da: Barcellona Pozzo di Gotto

Tema sociale: No alla Droga
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Nel 2012 non accetterò di essere condizionato dall’odio, se non avrò da mangiare non mangerò, se non avrò una casa starò al freddo, ma non accetterò che qualcuno non abbia da mangiare e soffra il freddo.


La redazione di emanuelcosentino.blogspot.com, augura a tutti i suoi carissimi lettori ed alle loro famiglie sentiti auguri di Buon Anno.

Continuate a seguirci.








Webmaster Emanuele Cosentino

domenica 25 dicembre 2011

Auguri di Buon Natale da emanuelcosentino.blogspot.com




La redazione di 
emanuelcosentino.blogspot.com , augura a tutti i suoi carissimi lettori ed alle loro famiglie sentiti auguri per un Ottimo Natale: anche nel 2011 ci avete manifestato un grande affetto, seguendoci con passione e dimostrandoci un apprezzamento che ci gratifica a livello professionale e soprattutto umano.

Vi ringraziamo di cuore per questo immenso supporto.

Buone feste e continuate a seguirci.










Webmaster Emanuele Cosentino

giovedì 8 dicembre 2011

Con la maxi-stangata di Monti le tasse salgono al 47%

«L’operazione è andata bene, ma il paziente è morto». 


Non vorremo, fra un anno, fosse il commento del professor Monti dopo aver osservato gli effetti collaterali del decreto «Salva-Italia». 


L’obiettivo è di quelli che portano alla santità ma la cura a base di tasse e patrimoniale rischia concretamente di trascinare il Paese in una recessione più aspra di quella attuale e, per via dell’Ici, mettere sulla soglia di povertà più di un milione e mezzo di famiglie. 


La manovra-batosta disegnata dal governo innanzitutto porterà la pressione fiscale al 47% del Pil rispetto al 44% di oggi. 


E i calcoli sono fatti dall’ufficio studi Eutekne che serve anche l’ordine nazionale dei commercialisti. 


Insomma, roba super partes. 


Nonostante Confindustria e le parole di elogio all’operato del salvatore Monti, che la manovra sia recessiva lo dice chiaramente l’Istat. 


Avrebbe fatto risparmiare 19 miliardi di interessi sul debito, grazie al calo dello spread tra Btp e Bund tedesco, ma la manovra «tende ad avere un impatto complessivamente sfavorevole in termini di crescita», ha detto il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, in una audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. 


Per chi poi pensasse che c’è tempo per assorbire la botta dell’Ici, della benzina, della nuova tassa sui rifiuti, della deindicizzazione delle pensioni e pure dell’imposta retroattiva - senza precedenti costituzionali - sui capitali scudati, molto facilmente dovrà ricredersi. 


Probabilmente quando aprirà la busta paga della tredicesima. 


E la troverà spolpata dalle tasse.








Webmaster Emanuele Cosentino

venerdì 16 settembre 2011

Ma per l’onorevole 15mila euro al mese sono “appena sufficienti per vivere”…

“Lo stipendio di un deputato? (15mila euro ndr) appena sufficiente per vivere”.


Lo ha detto Gerardo Bianco, presidente dell’associazione degli ex parlamentari, durante la trasmissione Blog-La versione di Banfi, andata in onda ieri sera in prime time su Rete4.  
Bianco naturalmente si è opposto strenuamente ad ogni  intervento sui vitalizi dicendo che si tratta che “viviamo in uno Stato di diritto” e quelli sono diritti acquisiti. 
La solita storia: i diritti acquisiti dei cittadini si possono sempre toccare, quelli dei parlamentari no. 
Del resto, poveretti, loro hanno appena il “sufficiente per vivere”…
Ricorderei alcune cifre appena sufficienti per vivere:  Vittorio Sgarbi 8455 euro al mese (da quando aveva 54 anni), 
Willer Bordon 9604 euro al mese (dall’età di 59 anni), 
Alfonso Pecoraro Scanio  8836 euro al mese (dall’età di 49 anni), 
Marco Taradash 8455 euro (dall’età di 57 anni), 
Enrico Boselli 7959 euro (dall’età di 51 anni), 
Pietro Folena 8836 euro (dall’età di 50 anni) …. 










venerdì 2 settembre 2011

E la Sicilia assume pure un esperto di rane

Tempi di crisi, tempi di consulenze. 

La festa, anzi il banchetto degli incarichi a pioggia non vuol finire in una Sicilia che non si fa mancare niente. 

Ma proprio niente, perché un lavoro ad hoc non si nega a nessuno e tutti gli argomenti, tutti i temi, tutti i sogni sono oggetto dell’attenzione di una legione di esperti, sovvenzionati dalle inesauribili casse della Regione. 

Ce n’è per tutti i gusti e tutte le sensibilità: dalla scuola di chitarra di Barcellona Pozzo di Gotto al «monitoraggio delle popolazioni siciliane di Rana verde»

Rana nel senso dell’anfibio. 

A leggere l’inchiesta pubblicata dal settimanale del Centro Pio La Torre ASud’Europa si resta basiti: è da anni che si parla di razionalizzazione della spesa pubblica, di sforbiciate alle troppe voci di costo degli enti, che spesso traballano come carrozzoni, di eliminazione dei troppi sprechi, poi l’indagine di un giornale senza peli sulla lingua rivela che siamo alle solite. 

Sia chiaro, di per sé ogni incarico può avere una motivazione nobile ma l’insieme è piuttosto deprimente: sembra di entrare in un suk in cui si piazza di tutto. 

Con criteri che spesso sfuggono. 

Così un tizio, nel cui curriculum brilla l’esperienza maturata come pianista di pianobar e organista per matrimoni, gestirà per un anno l’informazione alla cittadinanza delle zone alluvionate di Giampilieri, in provincia di Messina e, già che c’è, seguirà pure la ripresa economica e sociale del territorio. 

Il tutto per 22 mila euro lordi.

Più modesti i compensi previsti per il docente di chitarra in una scuola di Barcellona Pozzo di Gotto, con un budget di 4800 euro da spalmare su sei mesi, e l’indagine sulla rana verde, confinata nel recinto striminzito di un microfinanziamento del valore di 3mila euro. 

In totale la macchina regionale ha sfornato, solo nel primo semestre 2011, 103 incarichi per un totale di 1 milione e duecentomila euro. 

Le geremiadi della Corte dei conti e i moniti del ninistro Renato Brunetta sono serviti a poco. 

Anzi, a niente. 

Tutti vogliono i loro consulenti, i loro tecnici, i loro esperti. 

Tutti vogliono mostrare la propria grandeur, anche se in formato provinciale e artigianale.

In testa c’è naturalmente la presidenza della regione con 34 incarichi. 

A seguire l’assessorato all’Economia che si avvale anche di due professionisti nati all’estero. 

Tutti utilizzano medici, professori, avvocati e chi più ne ha più ne metta.

I calcoli sono presto fatti: la spesa lorda media per ogni consulenza è di circa 13mila euro, cifra che sale sopra quota 20mila per i lavori commissionati dalla presidenza. 

In tanta abbondanza spicca la parsimonia dell’assessorato all’Ambiente che ha chiamato un solo tecnico.

Ma è l’eccezione che conferma la regola: i tagli di bilancio sono sempre per gli altri, e in Sicilia nessuno si sforza di ridurre il mercato dei «gettoni». 

Come del resto in tante altre zone d’Italia. 

Dove si studia di tutto. 

Ma si dimentica spesso l’essenziale. 

Le consulenze sono come i coriandoli. 

Ce n’è per tutti. 

E di tutti i colori. 

Tranquilli, la mano della pubblica amministrazione è sempre generosa.



mercoledì 17 agosto 2011

Mentre Giulio Tremonti, taglia la Casta, Fini si compra la reggia


L
a politica costa troppo. 


C'è chi cerca di limitare gli sprechi e chi, invece, prosegue col vecchio andazzo. 


Il primo caso è quello del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che sta varando una bozza di decreto da inserire nella manovra triennale da 40/45 miliardi di euro.


Una sforbiciata robusta ai vecchi vici del Palazzo, quella stratificazione di benefit e vitalizi che pesano sui contribuenti italiani. 


La tabella tremontiana prevede un livellamento degli stipendi degli amministratori "tanto centrali quanto regionali, provinciali o comunali" in linea con la media europea, la riduzione del parco di auto-blu, misure più strette per i voli di Stato (nel 2010 iscritti a bilancio per 38,6 milioni) limitati alle prime quattro cariche istituzionali. 


E ancora basta benefit come biglietti gratis, viaggi in prima classe e così via. 

Il secondo caso, invece, è quello di Gianfranco Fini.
  


Il presidente della Camera non si cura del clima di austerity e ha messo annunci per trovare una nuova sede per gli uffici della presidenza di Montecitorio. 


Un'esigenza che corrisponde a numeri adeguati: il palazzo in centro a Roma richiederà alle casse dello Stato una spesa intorno ai 400 milioni di euro. 


Non uno scherzo. 


E soprattutto non una gran prova di tempismo, proprio come le affermazioni "doppiopesistiche" su due scandali, quello della casa a Montecarlo e l'inchiesta sulla P4.











Webmaster Emanuele Cosentino


lunedì 1 agosto 2011

Ecco la classifica dei più assenti in aula in Parlamento


Ecco la classifica dei più assenti in aula

Cosa combinano i deputati italiani in Parlamento? 

A cosa lavorano, per cosa votano e come? 

E, soprattutto, chi sono i parlamentari più assenteisti della legislatura? 

A questa, ma anche a molte altre domande, oggi è possibile dare una risposta puntuale e precisa. 

Grazie al sito openparlamento - che si basa su dati di fatto e fonti ufficiali - chiunque può tenere sotto controllo giorno per giorno l'attività parlamentare. 

Scoprendo, ad esempio, quali siano i parlamentari che, ad oggi, hanno partecipato meno alle votazioni che si sono svolte alla Camera e al Senato. 

Quella che segue è la "classifica delle assenze". 

Abbiamo deciso di elencare solo i deputati che (per i motivi più diversi, "legittimi... impedimenti" o meno) risultano aver "saltato" più del 50% delle votazioni.

Sfugge per un pelo alla "ramanzina", ad esempio, Massimo D'Alema (PD), che è stato assente "solo" al 47,58% delle votazioni. 

Ma tra gli assenteisti "duri e puri" ci sono altri nomi noti, di maggioranza e opposizione. 
Scopriamoli insieme:


17^ Posizione

16^ Posizione

15^ Posizione

14^ Posizione


13^ Posizione


12^ Posizione


11^ Posizione


10^ Posizione


9^ Posizione


8^ Posizione


7^ Posizione


6^ Posizione


5^ Posizione


4^ Posizione


3^ Posizione


2^ Posizione


1^ Posizione


                          







Webmaster Emanuele Cosentino



mercoledì 27 luglio 2011

Pensione d’oro, Amato chiede agli italiani di “fare sacrifici”


Giuliano Amato (31mila euro di pensione al mese) chiede agli italiani di “lavorare di più”.

Ci risiamo, Giuliano Amato, forte della sua pensione d’oro (31mila euro al mese) e di un’incredibile faccia di bronzo, torna a chiedere agli italiani di fare sacrifici. 
In un’intervista al Corriere della Sera ribadisce che vuole la patrimoniale per le famiglie, sfotte  i lavoratori dicendo che stanno in vacanza ogni settimana dal giovedì al lunedì e chiede che “lavorino di più”. 

Dice che ci vuole “uno sforzo per la ricchezza di tutti”. 

Detto da uno che ha tagliato le pensioni degli italiani (con la durissima riforma del ’92) conservando sempre per sé la doppia pensione d’oro (9mila euro da parlamentare, 22mila dall’Inpdap: totale, appunto, 31mila euro), fa un po’ paura.  

Non è che lo sforzo per la ricchezza di tutti si trasforma nel solito sforzo di tutti per la ricchezza di qualcuno? 

E se davvero per il dottor Sottile è arrivata la stagione dei sacrifici, perché non comincia a rinunciare a metà della sua pensione? 

Forse che con  15mila euro al mese (più il gettone della Deutsche Bank di cui è senior advisor) non ce la fa ad arrivare alla fine del mese? 

Forza, professore, dia il buon esempio: vedrà che se per una volta, anziché mettere mano al portafoglio degli italiani prova a mettere mano al suo, ce la farà ad essere finalmente un poco Amato.








martedì 26 luglio 2011

Deputati pranzo di lusso a sette euro

A Montecitorio e Palazzo Madama arrivano ogni giorno inviti per mostre, happening vari, sfilate di moda. 


Il bar della bouvette è in linea con i prezzi di mercato. 


Il ristorante, invece, no. 


Ci costa in media 15 euro, ma la tavola è apparecchiata come un tre stelle Michelin, i camerieri sono in livrea, lo chef è bravo e prepara piatti di grande qualità. 


Al Senato si può mangiare uno spaghetto alle alici a 1,60 euro, un carpaccio di filetto a 2,76 euro, un pescespada alla griglia a 3,55 euro. 


Prezzi ridicoli. 


Pure uno shampoo costa poco: la mitica barberia della Camera, dove un taglio costa 18 euro (al Senato, invece, è gratis). 

Ma i servizi dedicati ai politici non finiscono qui. 



Dentro Montecitorio c'è uno sportello del Banco di Napoli, diventato famoso perché il consigliere Marco Milanese ha movimentato, su un conto dell'agenzia Montecitorio, qualcosa come 1,8 milioni di euro in pochi anni. 


Non è il solo ad aver aperto un conto lì, visto che gli onorevoli possono approfittare di tassi agevolati per mutui e prestiti. 

Molti usano la diaria non per affittare la casa a Roma, ma per comprarla. 



L'importante è essere rieletti. 


Per un mutuo di 150 mila euro a cinque anni il tasso fisso è appena del 2,99 per cento, uno o due punti sotto quello di mercato. 


Idem per un prestito: possono avere un tasso agevolato al 2-3 per cento. 

Anche le prestazioni sanitarie sono rimborsate, c'è chi ha avuto un incidente, in cui ha incidentato la propria auto, ottenendo il rimborso di 580 euro in massaggi, e il Parlamento gli paga cinque giorni di cure termali l'anno. 

Altri benefit: occhiali gratis, psicoterapia pagata, massaggi shiatsu, balneoterapia. 



Tutti servizi destinati a oltre 5.500 persone, tra deputati e familiari. 


Alla Camera, poi, non si chiama mai il 118: ci sono anche alcuni infermieri nascosti tra gli scranni dell'Aula adibiti a "rianimare" il deputato nel caso si sentisse male. 


Costano al contribuente 650 mila euro l'anno. 

Dopo una vita da nababbo, l'ex parlamentare o il consigliere non viene abbandonato dalla casta. 



L'assegno di fine mandato non si nega a nessuno, e il vitalizio scatta per tutti. 


Per prendere una pensione bastano cinque anni di mandato alla Camera o al Senato, (in media 6 mila euro a testa al mese), per una spesa che nel 2013 toccherà i 143,2 milioni di euro l'anno. 


Tra le Regioni solo l'Emilia-Romagna ha abolito il vitalizio, tutte le altre non ci pensano nemmeno: così nel Lazio può accadere che gli ex e i trombati si prendano 4 mila euro al mese ad appena 55 anni. 

Non male, in tempo di crisi.









Webmaster Emanuele Cosentino
Blog Capo d'Orlando

mercoledì 20 luglio 2011

Tagliare le Province, perchè no!


Le Province sono enti superflui e troppo spesso privi di impatto, le 


cui competenze  potrebbero essere agevolmente ripartite tra Regioni 


e Comuni. 

Inoltre, il costo supera i 16,5 miliardi di euro all’anno, che potrebbero essere spesi meglio per una serie di obiettivi.

Per esempio, la ristrutturazione, la manutenzione e la messa a norma degli istituti scolastici, a vantaggio delle comunità locali. 

Al contrario, negli ultimi anni, abbiamo assistito all’aumento ingiustificato del numero di questi enti, per motivi di esclusivo tornaconto politico. 

Il Governo sembrava orientato ad avviare un taglio delle province con la manovra finanziaria, ma lo ha fatto in modo pasticciato, secondo criteri assai discutibili e senza un disegno complessivo. 

Comprendiamo tutte le difficoltà di carattere tecnico-legislative, ma, come spesso accade, crediamo che le pressioni del ceto politico, che nelle province gode di un bacino di più di 4mila incarichi, abbiano avuto la meglio. 

Il Governo ha fatto retromarcia e la riforma è oggi rimandata al cd. 

Codice delle autonomie. 

Intervenire in questa direzione, viceversa, avrebbe permesso un risparmio e un miglior uso della spesa pubblica, laddove questa è altamente improduttiva e senza reali effetti per i cittadini, ed una migliore ripartizione di funzioni, competenze e impiegati pubblici.

A ciò si aggiunga che le Province non sono coerenti con una vera riforma federale della Repubblica, la loro origine è quella di mere articolazioni locali del potere governativo centrale ed oggi ormai servono soprattutto alla riproduzione del ceto politico. 

Viceversa, con una profonda razionalizzazione o, addirittura, con l’abolizione di questi enti, che si potrebbe valorizzare maggiormente il ruolo attribuito dalla riforma del Titolo V alle Regioni. 

Queste ultime dovrebbero definire il quadro giuridico per le competenze liberate dalle Province e, in questo quadro, si dovrebbero istituire “accordi funzionali” tra Comuni. 

Potrebbe essere questa un’opportunità, infine, per valorizzare al 


meglio la sussidiarietà dell’art.118 u.c. della Costituzione 


e promuovere la partecipazione dei cittadini nella dimensione 


pubblica locale.










Webmaster Emanuele Cosentino
Blog Capo d'Orlando